Quel che la politica dovrebbe essere.

Ho abbandonato la politica, o perlomeno ho deciso di metterla da parte, da quando le esigenze lavorative sono diventate tante e, nel contempo, ho iniziato ad avvertire un senso di disgusto e dispiacere nel vivere il panorama politico di questo Paese. Lungi da me, in questo post, il voler tentare di parlare di persone e fatti direttamente, ma lo schifo della politica italiana è sotto gli occhi di tutti.

Non si tratta di un SI o di un NO, nonostante domenica prossima voterò sicuramente NO, ma si tratta di quello che la politica dovrebbe essere e non è. 

Ho dato uno sguardo al Dizionario Treccani on line e rapidamente la prima definizione che emerge è la seguente: “La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica”.

Oggi, da circa un decennio a dire il vero, la politica italiana non riesce ad essere piĂą nulla di tutto questo. La nostra Costituzione, così come regalataci dai Padri Costituenti, non è mai stata applicata nella sua pienezza, eppure si sta provando a stracciarla con una X. La scienza e l’arte di governare non rappresentano le peculiaritĂ  dei politici attuali inseriti in liste bloccate e che non si preoccupano di vivere il territorio, al massimo “offrono due fritture di pesce” e recuperano voti; sai governare se conosci il territorio e puoi conoscerlo solo vivendolo. La direzione della vita pubblica, o piĂą precisamente il pubblico o ancor meglio il bene comune, non è realizzabile in una condizione, come quella attuale, di eterodirezione; nei partiti attuali e nelle coalizioni il dissenso oggi si annienta, con la stampa prezzolata e trappole ad hoc, perchĂ© quello che serve è avere dei SignorSì capaci soltanto di premere un tasto nelle votazioni, così come dall’alto, ovvero dalle lobbies, viene richiesto. Invece la classe politica dovrebbe esercitare questa funzione, così come costituzionalmente dettato, su mandato degli elettori e compiere quel mandato, dentro e fuori le Istituzioni, nell’interesse dei cittadini, non proprio o dei potentati: un Io che lavora per Noi e non per Loro

Non c’è cultura della buona politica e del buon governo. Ecco perchĂ© parlando con tante persone in merito al Referendum avverto un grande imbarazzo, perchĂ© la politica è diventata oggi, a differenza dei tempi di Andreotti e Craxi, una scatola chiusa nelle stanze e nei talk show, incapace di interpretare il popolo e dal popolo lavorare per il bene comune.

C’erano una volta i Sindaci, come scriverò in un prossimo post, che costruivano quel tessuto sul territorio e quel collegamento tra i cittadini e la politica che conta, ma oggi, come è emerso, vengono trattati come meri distributori di elemosine e coltivatori di clientele, giĂ  solo “offrendo una frittura di pesce” e ignorando, così, quali sono le esigenze vere del territorio.

Forse il Paese può salvarsi, forse…. 

Buona domenica

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