C’era una volta il Sindaco.

A pochi giorni dal Referendum mi trovo a scrivere una riflessione sui Sindaci, vero pilastro del nostro sistema democratico.

Dal Dizionario On Line Treccani emerge oltre la definizione che il termine nell’antichità designava il rappresentante processuale delle comunità greche e romane, fu largamente usato nel medioevo per indicare funzionarî investiti delle cariche più svariate, ma generalmente con la funzione di rappresentare una città, un comune, una comunità tutelandone gli interessi, o con il compito di esercitare un controllo sull’operato di determinati funzionarî (per es., il rappresentante del comune nelle controversie giuridiche, il revisore della gestione dei consoli e del podestà, il capo di comunità rurali o di collegi d’arte, l’amministratore di monasteri).

Chiara e limpida è quindi la funzione che i Sindaci dovrebbero svolgere e che ormai, da tempo, ignorano: essere rappresentanti della città e compiere il loro ruolo di tutela della comunità che li ha eletti. Senza escludere l’importante ruolo di intermediazione tra i cittadini, e non solo gli elettori, ed il potere centrale. Invece, poi, nel loro agire è emerso quanto si è preferito svolgere le proprie funzioni in favore di pochi e nel proprio personale interesse.

Dal dopoguerra ad oggi abbiamo assistito alla figura del Sindaco prima cattolico, che si confrontava per ogni decisione con il Parroco del Paese, poi catto-comunista fino a giungere al modello di Cetto LaQualunque, pronto ad alimentare abusi e amoralità, in ultimo poi si è profilato l’odierno Sindaco imprenditore, senza rischio e per fini propri. Non più rappresentante dei cittadini, ma vero autore di politiche tutt’altro che industriali. Comuni soci in miste e assoluti protagonisti di una eterodirezione orientata al fine ultimo non dell’Ente ma proprio e dei propri sponsor, alimentato tramite clientele di ogni tipo. 

Ce lo ha raccontato Vincenzo De Luca qualche giorno fa, riferendosi al Sindaco Alfieri molto probabilmente sulla scorta della sua ventennale esperienza da Sindaco di Salerno, in cui si sarà impegnato in offerte di fritture di Paranza e non solo. Non è solo De Luca, ma è il modello dei Sindaci attuali: attraverso le clientele instaurare una trama di potere capace di scalare la politica prima locale e poi nazionale. Ciascuno in guerra con l’altro, anche Comuni vicinissimi. L’importante è il Feudo non più il cittadino, anzi i cittadini.

Innescato il meccanismo c’è poi un solo modo per poter garantire l’ingranaggio, ed è la spesa pubblica. Così i Sindaci imprenditori diventano prima Consiglieri Regionali o Assessori e poi Governatori o anche Ministri. Questa è la macchina amministrativa italiana. 

Oggi poi, vedere i Sindaci schierati per il SI o per il NO, mi fa rendere conto ancor di più del livello a cui il sistema è arrivato perchè avrebbero potuto scegliere la strada del silenzio e della libertà di coscienza, senza girare casa per casa, a maggior ragione dopo le dichiarazioni di Vincenzo De Luca. 

Che tornino a parlare con la gente, a realizzare meno rotonde e più cose concrete, le nostre città sono ormai piene di “belle cacate” a cielo aperto pagate con i soldi di tutti noi, molto più di quanto ciascuno di noi le avrebbe pagate. Ammesso che le avrebbe realizzate.

A questo punto era meglio Cetto LaQualunque….

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