…boom! Paura e poi…

La tragedia di Genova rappresenta una vera e propria strage che, ne sono convinto, non si sarebbe potuta evitare. Tanti non saranno d’accordo con me e invito ciascuno a riflettere su cosa significa la manutenzione in questo Paese.

Italia, manutenzione: milioni di euro, forse miliardi, affidati a imprese improvvisate nella risoluzione dei problemi prima che accadano. Poi accadono comunque e le tragedie divengono inevitabili. Nel frattempo anni di disagi e soldi pubblici buttati. Questo perché siamo un Paese bravo ad inaugurare, senza nemmeno troppo riuscire a fare le cose per bene, ma incapace ad intervenire nei problemi.

Un Paese pieno di buche, dove girare in scooter, bici o moto, significa dribblare buche, delle volte sempre più profonde, con il rischio di andare fuori strada e, ancor più, di finirci dentro e morire, come accaduto qualche mese fa a una ragazza sul litorale di Ostia.

1, 10, 100 morti vanno rispettati tutti e per tutti va data la medesima importanza e attenzione.

A Genova è successa una catastrofe e, come a Genova, ci sono decine di ponti a rischio in Italia, come si evince sui social network in questi giorni.

Le somme riscosse dalle multe andrebbero utilizzate, in gran parte, per finanziare la manutenzione stradale e la prevenzione. Viene fatto davvero dagli enti? Anas, Polizia Stradale e Autostrade per l’Italia, che per anni ci hanno truffato con il Sistema Tutor (usato abusivamente – il controllore che infrange la Legge), lo hanno fatto oltre che aumentare a cadenza annuale il costo dei pedaggi? I Comuni che ci tartassano con autovelox e ausiliari del traffico lo hanno fatto o preferiscono pagare con quei soldi laute consulenze per piano traffico e piani regolatori?

Questo siamo noi. Inutile girarci intorno. Ed oggi è facile cavalcare l’onda delle morti e della strage con la consapevolezza che si concluderà con un nulla di fatto: tutto dovrebbe ritornare pubblico. Eppure si è fatto la corsa a privatizzare tutto, concedendo ad amici e lobbies gestioni alquanto ambigue di beni finanziati con i soldi di tutti gli italiani.

Privatizzare gli utili, socializzare le perdite. Queste le grandi imprese italiane, dalle Autostrade alle Banche, e intanto un pomeriggio di Agosto ti crolla un ponte e muoiono decine di persone all’improvviso. Da quel giorno la vita di tutti noi non è più la stessa.

Ho fatto gli incubi per due notti, terribili, e ringrazio di esser in vacanza così da riuscire a superare tutto questo e ricominciare la vita di ogni giorno nella tranquillità e senza la paura che d’improvviso un ponte che sto percorrendo possa crollare. Non sono parole buttavate a caso ma, dinanzi ai parolieri e agli specialisti della politica da stadio cui assistiamo quotidianamente, forse l’essenziale a cui bisogna guardare è proprio nelle vite perse e nel continuo della vita di noi altri.

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