Matteo Renzi è stato un maestro, non dimentichiamolo.

Il quadro politico in Italia è in continuo movimento, da sempre, anche se oggi sembra essere in una condizione di forte stabilità in cui il blocco governativo sembra divenire sempre maggiore polo attrattore rispetto alle altre aree politiche. Eppure sembra lontanissimo il 2016.

Io e Stefania eravamo freschi sposini ed un referendum incombeva sull’Italia, avrebbe cambiato il Paese, forse in peggio, ma non lo sapremo mai. L’allora area governativa era fortissima, soprattutto il primo partito, il Partito Democratico, raggiunse il suo massimo storico, sfiorando il 40% alle Europee del 2014 per poi iniziare una lenta ed inesorabile caduta. Matteo Renzi aveva in mano, con la sua Leopolda, il primo partito del Paese e anche il Paese stesso. Si respirava un’aria positiva e politicamente appiattita sul giovane fiorentino che stava rivoluzionando il Paese. D’improvviso poi il rinvio del Referendum, da ottobre a dicembre, e, come spesso accade alla politica, una forte attenzione ai sondaggi piuttosto che al sentimento dei cittadini.

La statistica è esatta sulle macchine, non sulle persone. Così Renzi ci mise la faccia, mettendo in discussione la propria carica di Premier. Ma quei due mesi risultarono essere fatali. Da un potenziale cappotto degli avversari, interni e esterni, con piena collaborazione di Silvio Berlusconi, ad una sconfitta minima ma essenziale, che nel giro di qualche settimana porta al cambio di Premier e al vivacchiare del Partito Democratico prima e dell’Italia poi.

Il partito si sfalda, come sempre accade nel Bel Paese, in correnti e partitini da centro a sinistra, oltre il ritorno d’amore di tanti verso Forza Italia e Berlusconi, di nuovo rivitalizzato. Ancor più evidente la prateria lasciata alla Lega e, massivamente, al Movimento Cinque Stelle. Oggi governano assieme il Paese, sotto la mano invisibile di Silvio Berlusconi, e con il piacere della quasi totalità del quadro politico. Il PD, invece, tende all’annullamento, come mai nella storia della sinistra italiana. Complice l’insieme di variabili interconnesse tra loro ma soprattutto l’errore evidente fatto da Renzi nel 2016: il tempismo e la coerenza. Sono stati fatali, fino alla debacle di oggi.

Eppure, mi chiedo, da adulto di centro-destra distante da Lega e M5S, come può andare avanti un Paese come il nostro senza la sinistra? Probabilmente l’errore fatto è stato silenziare proprio quelle voci che, da sempre, tirano la carretta in quell’area politica a favore delle nuove leve democratiche.

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